I termini del mercato, spiegati senza fronzoli.
Definizioni operative dei concetti finanziari che incontri su Skova, con esempi concreti tratti da casi reali. Pensato per essere consultato rapidamente, capito al primo passaggio.
Percentuale della capitalizzazione di mercato che l'azienda spende per riacquistare azioni proprie. Riduce il numero di azioni in circolazione e aumenta il valore di quelle rimanenti. Un buyback yield elevato è spesso letto come segnale di solidità finanziaria e di fiducia del management nel valore del titolo.
Misura la capacità di un'azienda di pagare i debiti a breve termine con le attività liquide disponibili. Sopra 1× significa che l'azienda dispone di più liquidità degli impegni imminenti. Sotto 1× può segnalare tensioni di cassa o un ciclo di pagamenti aggressivo verso i fornitori.
Indica quanti anni di profitti operativi servono per ripagare il debito totale dell'azienda. Sotto 2× è considerato sano. Sopra 4× indica un'azienda molto indebitata rispetto ai flussi di cassa generati. È una delle metriche più usate dalle agenzie di rating per valutare il rischio creditizio.
Utile netto diviso per il numero di azioni in circolazione. Indica quanto guadagna l'azienda per ogni singola azione. È il parametro principale delle trimestrali: quando l'EPS supera le aspettative degli analisti il titolo tende a reagire positivamente, quando le delude tende a correggere.
La cassa reale generata dall'azienda dopo aver pagato spese operative e investimenti in infrastrutture (capex). È la misura più concreta della salute finanziaria: indica quanti soldi entrano davvero nelle casse ogni anno, disponibili per dividendi, buyback o nuovi investimenti. A differenza dell'utile contabile, non è influenzato da scelte di ammortamento o accounting.
Percentuale dei ricavi che rimane dopo aver sottratto i costi operativi. Più è alto, più l'azienda è efficiente nel trasformare il fatturato in profitto. La media del settore tech è intorno al 18%. Sopra il 30% è considerato eccellente e di solito riflette un forte potere di pricing.
Il vantaggio competitivo strutturale di un'azienda. Ciò che rende difficile per i concorrenti copiarla o eroderne i clienti. Può assumere forme diverse: ecosistema chiuso (Apple), effetto rete (Visa, Mastercard), costo di switching elevato (Salesforce, SAP) o posizione di costo dominante (Amazon).
Un moat solido tende a proteggere i margini nel lungo periodo, indipendentemente dai cicli di mercato. È uno dei parametri più seguiti dagli investitori value, in particolare nella tradizione di Warren Buffett.
Rapporto tra il prezzo corrente di un'azione e l'utile per azione (EPS). Indica quante volte il mercato è disposto a pagare gli utili di un'azienda. Un P/E di 30× significa che gli investitori pagano $30 per ogni $1 di utile annuo. La media storica dell'S&P 500 è circa 16–18×; il settore tech tende a trattare intorno a 28×.
Percentuale degli utili netti che l'azienda distribuisce come dividendo agli azionisti. Un valore basso indica che l'azienda reinveste la maggior parte degli utili nella crescita. Un valore alto (sopra il 70–80%) può indicare maturità del business o, in alcuni casi, uno sforzo insostenibile nel mantenere il dividendo.
Risk-on indica una fase in cui gli investitori sono propensi ad assumere rischio: aumentano le posizioni su azioni growth, tech, mercati emergenti e asset speculativi. Risk-off è il contrario: fuga verso asset rifugio come Treasury, oro e valute forti. Il passaggio tra le due modalità è spesso rapido e guidato da notizie macro o geopolitiche.
Misura quanto guadagna l'azienda rispetto al capitale degli azionisti. È un indicatore chiave dell'efficienza del management nell'utilizzare il capitale a disposizione. Valori molto elevati sono spesso influenzati dai buyback, che riducono il patrimonio netto contabile e gonfiano artificialmente la metrica.
Il rendimento dei titoli di stato americani a 10 anni è il tasso di riferimento dell'intera economia USA. Quando scende, finanziare le aziende costa meno e le azioni, specialmente growth e tech, tendono a beneficiarne. Quando sale, il costo del capitale aumenta e le valutazioni di mercato subiscono pressione.
Misura quanto il mercato si aspetta che i prezzi oscillino nei prossimi 30 giorni, calcolato sulle opzioni dell'S&P 500. Sotto 20 indica un mercato tranquillo e stabile. Sopra 30 segnala paura e incertezza diffusa. Spesso chiamato "indice della paura", è uno dei parametri di contesto più utili per interpretare i movimenti dei singoli titoli.
Performance dall'inizio dell'anno solare fino alla data corrente. Usato per confrontare titoli, settori e indici sullo stesso orizzonte temporale. È una delle metriche più diffuse per valutare la performance relativa: un titolo con YTD +14% su un settore a +8% sta chiaramente sovraperformando il proprio comparto.